Con “Ciò che resta di me”, i Them danno vita a un album intenso e viscerale, nato da una profonda tensione emotiva e da un confronto diretto con le proprie fragilità. Otto brani che attraversano dolore, rimpianto e resistenza, muovendosi tra introspezione e bisogno di esprimere tutto ciò che resta inascoltato.
Tra atmosfere sonore taglienti e momenti più avvolgenti, il disco si configura come un percorso sincero, in cui le cicatrici diventano racconto e la musica uno spazio di esposizione e consapevolezza. In questa intervista per Revista Web, i Them raccontano cosa rimane dopo la caduta e come questo lavoro abbia trovato, naturalmente, la sua forma definitiva.
Il titolo “Ciò che resta di me” suggerisce una sottrazione: cosa rimane dopo la caduta?
Quello che rimane sono lividi.
C’è chi ci convive meglio, chi ne fa un problema.
In entrambi i casi fanno male ma sta a noi canalizzare il dolore e conviverci in qualche modo o cercare un modo per estinguerlo.
In che modo questo disco vi ha costretti a guardarvi allo specchio?
La colpa non è del disco ahah
È una convivenza continua, almeno la mia (Daniel), con insicurezze, perdite, delusioni e tutti i regali che ci fa la vita. Quindi nel disco hanno semplicemente trovato una casa ed esposizione ‘pubblica’.
C’è stato un momento in cui avete capito che il disco stava prendendo la direzione giusta?
Non abbiamo ragionato sul dover fare un disco o su come dovesse essere.
Dopo Frames abbiamo continuato a provare come facciamo sempre e a scrivere, una volta raggiunto un numero sufficiente di pezzi per un album che ci convinceva, li abbiamo racchiusi in “Ciò che resta di me”.
Abbiamo scartato qualcosa ma, ciclicamente, anche parti di ciò che scartiamo ritornano in forme diverse.
Quanto è cambiato il vostro rapporto con il concetto di perdita?
Non è cambiato.
La perdita, alla fine, rimane sempre lì.
È come una cicatrice, ci sono giorni in cui fa più male e dà fastidio e giorni in cui non la senti, ma il segno rimane sempre.
Pensate che affrontare certi temi vi abbia resi più consapevoli anche fuori dalla musica?
Mmm no.
Ma molte volte mi fanno ragionare su quello che rimane dentro inascoltato.
Cose che sono sempre lì, chiuse in un cassetto che dimentichi di avere, ma quando meno te lo aspetti ritrovi.
