Cosa significa comunicare quando le parole diventano
superflue? Dal 12 giugno è disponibile “Carezza”, il nuovo singolo di Lavinia:
un brano dalla genesi profondamente toccante, ispirato dall'improvvisazione
ritmico-melodica di un allievo adolescente non vedente. Polistrumentista,
attrice e insegnante con una formazione accademica in Conservatorio, Lavinia ha
fatto della musica un terreno d'incontro basato sull'empatia pura. Ai microfoni
di Revista Web, l'artista ci svela il lavoro di cura dietro alla produzione
firmata da Fabio Vaccaro, la sua personale resistenza contro la
spettacolarizzazione dei sentimenti e la bellezza di rivendicare la lentezza in
un mondo che corre troppo.
Ciao Lavinia! La tua biografia mostra
un percorso ricchissimo: dalle canzoni intonate da bambina fino alla Laurea
specialistica di Secondo Livello in Conservatorio, passando per il teatro e la
tua natura di polistrumentista. Ci racconti quali sono state le tappe più
importanti e i passaggi chiave di questo tuo cammino musicale?
Aldilà
delle tappe di studio, ossia superamento di esami e relativi diplomi
conseguiti, che hanno accompagnato la mia vita di musicista, le vere tappe sono
state quelle emotive, che mi hanno condotto verso una crescita personale e
musicale.
Il
rapporto con maestri che sono stati guide importanti, il confronto con altri
musicisti, l’inizio dell’attività di insegnamento, questi sono stati i passaggi
chiave che hanno arricchito il percorso. Così come l’attività teatrale e quella
di polistrumentista: un tempo era scontato che un buon artista sapesse suonare
uno strumento, cantare, recitare, dipingere. Era un’educazione completa. Basta
pensare a Leonardo Da Vinci. Un genio sì, ma frutto di una realtà che formava
artisti a tutto tondo. Penso che sia una cosa fondamentale, per questo ho
deciso di spaziare in vari ambiti artistici, che mi danno anche molta
soddisfazione.
Dal 12 giugno è disponibile il tuo
nuovo singolo "Carezza".
Sappiamo che il brano ha una genesi toccante e delicata, NATA DA UN’ATTIVITÀ DI IMPROVVISAZIONE RITMICO-MELODICA
DI UN TUO ALLIEVO ADOLESCENTE NON VEDENTE che voleva descrivere il legame con
la sorella. Quale messaggio universale sull'empatia e sulla comunicazione non
verbale vuoi comunicare attraverso lo sviluppo finale di questo pezzo?
A
volte le parole sono superflue. Perché possono essere fraintese, perché vengono
pronunciate per nascondere i sentimenti, oppure li portano all’estremo.
Pensate
ad un bambino: non è con lunghi discorsi che gli si insegna qualcosa, che gli
si può essere d’esempio. Basta uno sguardo, un abbraccio, un movimento, per
essere compresi e comunicare. Questo lo vivo sempre con i miei allievi più
piccoli. La vera empatia è quella che non ha bisogno di parole, ma di
comunicazione semplice. Una carezza la si può dare persino con gli occhi, a
volte.
Se dovessi scegliere solo due
aggettivi per descrivere "Carezza"
– sia per la sua dolcezza interpretativa sia per la produzione curata con Fabio
Vaccaro – quali sceglieresti e perché?
Serena,
per quanto riguarda la mia interpretazione; accurata, per quello che riguarda
il lavoro minuzioso di Fabio Vaccaro. Non a caso ho scelto questo aggettivo:
perché Fabio si è letteralmente “preso cura” della canzone.
Tu hai scelto di fare della musica il
tuo mestiere per creare un "terreno comune" basato sulle emozioni
autentiche. Guardando al panorama artistico intorno a te, cosa ne pensi della
scena musicale attuale? Cosa salveresti di questo mercato e cosa invece
cambieresti per ridare centralità alla vulnerabilità dei sentimenti?
Ogni genere musicale ha caratteristiche diverse per
esprimere il messaggio emotivo. La scena musicale attuale, nel caso di
qualsiasi genere, compreso quello classico che è stato alla base della mia
formazione, fa dell’emozione uno spettacolo. Quando si arriva a
spettacolarizzare l’emozione, a creare effetti e persino composizioni intere
per suscitare di proposito specifiche emozioni, allora l’arte si impoverisce.
Percepisco molto, dal mio punto di vista, questa situazione.
Un artista ha il suo stile, ha dei tratti che lo
contraddistinguono. Ed attraverso questo suo essere unico dovrebbe avere la
libertà di spaziare all’interno delle emozioni, di qualsiasi tipo esse siano. I
sentimenti sono di tutti, ognuno può descriverli da punti di vista di versi.
Perché li vive in maniera diversa. Un sentimento “costruito” non è autentico,
non è emozione.
"Carezza"
esalta il valore dei micro-gesti e degli sguardi in un mondo che spesso corre
troppo. In un'epoca dominata dall'immagine digitale, come vivi il tuo rapporto
con i Social Network? Pensi che la visibilità istantanea che offrono questi
mezzi sia un bene per la musica o che rischi di lasciare in secondo piano le
emozioni più profonde?
Sono una persona lenta per natura, dal punto di
vista fisico. La mia mente viaggia rapidissima, ma il mio corpo le dà una
gomitata e le ricorda di fare una cosa per volta. La rapidità che
contraddistingue i social network non lascia molto spazio alle sfumature. Per
apprezzare qualcosa, per gustarla, serve quel lasso di tempo in più che ci fa
soffermare, che concentra l’attenzione davvero.
La visibilità istantanea può essere utile per
apparire al pubblico più rapidamente. Ma come raccontarsi in modo più ampio?
Serve tempo. Perché altrimenti resta solo un’immagine, una maschera. Visibilità
sì, però come sarebbe bello potersi ritagliare del tempo per incontrarsi
davvero, magari anche solo online, meglio ancora se di persona. Creare una
community, ecco. Non si può raggiungere tutti, ma almeno si cerca di
raccontarsi meglio, attraverso la musica ad esempio. Chi si è preso il tempo
necessario per leggere questa intervista sta conoscendo un po’ di più Lavinia,
attraverso le parole. E poi magari la conoscerà un po’ anche attraverso la
canzone, con qualche elemento in più per ascoltarla con attenzione.
Il video di "Carezza", diretto in una giornata grigia e riflessiva,
si apre con una domanda importante: "cosa
vuol dire amare ed essere amati?". Con questa stessa attitudine alla
ricerca, quali saranno i tuoi prossimi impegni e progetti futuri?
Per
il momento non ho impegni specifici a lungo termine. Si possono fissare delle
tappe per un cammino, ma non se ne può prevedere l’esatto svolgimento.
Vorrei
che a “Carezza” potessero seguire altre canzoni pubblicate. Ed un sogno nel
cassetto che ho da tempo sarebbe quello di creare spettacoli che uniscano
musica e teatro per immergersi in temi sui quali riflettere ed anche sorridere,
con un po’ di ironia. Idea vecchia? Da bambina restavo incantata davanti ai
lunghi spettacoli di cabaret. Sarà la mia lentezza!
Un
progetto a parte rispetto allo spettacolo è quello della mia piccola scuola di
musica (scuoladimusicamontesonoro.com). Una lezione di musica può emozionare
quanto un concerto, quando si lavora sull’empatia reciproca e sull’importanza
del tempo vissuto esprimendo sé stessi. Senza dover per forza intrattenere o
intrattenersi. In quel momento si dialoga anche con sé stessi. Utopia?
Chissà...
