Dario Distasi: da Manchester a City Girl tra istinto, indipendenza e rispetto per le canzoni


Dai severi studi di chitarra al Saint Louis College of Music fino ai cinque anni vissuti nel cuore pulsante di Manchester, il percorso di Dario Distasi è segnato dalla continua ricerca di un'identità artistica autentica e internazionale. Con il singolo City Girl, accompagnato da un video d'impatto firmato da Diego Mercadante, il cantautore e chitarrista molisano mette al centro l'istinto, raccontando la bellezza e la fragilità della vita quotidiana con un sound fresco e intrigante. In questa intervista per Revista Web, Dario Distasi si racconta a trecentosessanta gradi: dal confronto tra la scena live britannica e quella italiana al suo approccio critico verso i social media, fino alla promozione in corso e al valore irrinunciabile della buona musica inedita.

Dal diploma al Modern Music Institute alle serate nei locali di Manchester, fino agli studi di registrazione a Nashville: ci racconti le tappe più importanti e i veri giri di boa del tuo percorso musicale?
Gli anni romani al Saint Louis College of Music, mentre ero impegnato negli studi universitari, mi hanno fatto “prendere sul serio” la musica. Lì ho anche capito di voler cantare davvero ed iniziato un percorso in quel senso. Manchester è stata una scelta forte, dettata non solo dalle influenze musicali, ma anche e soprattutto dall'immensa cultura della musica live che si vive in quella città. La mia formazione mi ha messo spesso a contatto con musica “cervellotica” - penso proprio al diploma MMI con Alex Stornello, grande soddisfazione - ma al contempo da amante delle canzoni mi è difficile non ricollegarmi ad esempio proprio agli Oasis.
Nella loro città ho suonato in diverse realtà e capito chi ero in musica.

Il nuovo singolo City girl è accompagnato da un bellissimo video diretto da Diego Mercadante che mette in scena una forte tensione psicologica tra tentazione e ordine quotidiano. Quale messaggio vuoi comunicare attraverso questo brano e le sue immagini così evocative?
È un brano scritto d’istinto e che di istinto parla. Di una vita che è diventata pioggia e spazi vuoti, e che per un attimo non vuole pensarci. È la vita di tutti noi, solo che a volte dimentichiamo di capirla per troppo tempo - o almeno di provarci.
Se dovessi scegliere due soli aggettivi per descrivere l'anima e il sound di City girl, quali sarebbero?
Fresca e intrigante.

Tu hai vissuto per cinque anni a Manchester, respirando una cultura della musica live incredibile dove il pubblico supporta attivamente gli emergenti. Cosa ne pensi della scena musicale attuale italiana? Cosa salveresti e cosa cambieresti per dare più valore all'originalità ed evitare l'effetto "fotocopia" dei format televisivi?
Per me gli anni a Manchester mi hanno permesso soprattutto di definire un’identità musicale. Sono stati anni essenziali.
In Italia c'è tanta buona musica indipendente, purtroppo soffriamo un sistema che non scommette abbastanza sulla musica inedita. C'è bisogno di portare nuovamente l'attenzione sul bello di scoprire musica nuova, non di seguire solo mode.

Per un artista indipendente come te, i Social Network sono un ponte fondamentale. Come vivi il rapporto con queste piattaforme? Pensi che la visibilità rapida che offrono oggi sia più un bene o un male per chi cerca di proporre musica con una solida architettura e un vero rispetto per le canzoni?
Dei social amo la possibilità di un contatto costante con il mio pubblico.
Il tipo di musica che spesso veicolano, più uno spot che il frutto di una vera ricerca musicale, mi interessa meno.
L’autenticità nella scrittura arriva comunque, ne sono convinto, e ne ho continuo riscontro.

Con l'estate ormai entrata nel vivo, quali saranno i tuoi prossimi impegni sul fronte dei concerti e della promozione del singolo?
Inizia una fase di musica live nella quale porterò in giro i miei brani in diverse situazioni.
Siamo al lavoro con Warner per promuovere questo singolo e sto avendo un ottimo riscontro in tal senso.

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