Dallo studio precoce del pianoforte fino alla composizione di complessi musical teatrali, la carriera di Massimo De Simone è un mosaico di esperienze nate per tradurre un'urgenza interiore in suono. A pochi mesi dall'uscita di "Nonostante tutto e tutti", il cantautore torna a stupire con "Terrastronave", una traccia che definisce "esatta e pulsante". Abbiamo incontrato De Simone per fare un bilancio sui veri giri di boa che lo hanno trasformato nell'artista maturo di oggi e per farci svelare cosa bolle in pentola per i prossimi mesi, tra ironici concept album astrofisici e il desiderio mai spento di far dialogare la scienza con la poesia del cuore.
Dallo studio precoce del pianoforte alle serate di animazione, dai palchi dei teatri fino alla firma come autore di musical complessi: se guardi indietro, quali sono stati i veri giri di boa che hanno trasformato il Massimo De Simone degli esordi nel cantautore maturo e poliedrico di oggi?
Le serate di animazione, con bambini e adulti, mi hanno insegnato insegnano a leggere la folla e a catturare l'attenzione rapida, il teatro mi hanno fatto comprendere la necessità della ricerca, del silenzio e dell'ascolto.
Scrivere canzoni singole è stato come dipingere ritratti, presentare storie e messaggi; comporre un musical complesso è stato costruire un intero ecosistema.
Accettare la fatica e ogni fallimento è stata la chiave di volta.
La tua poetica viaggia da sempre tra "rigore scientifico" e "slancio onirico". Se dovessi scegliere solo due aggettivi per definire l'anima musicale e concettuale di "Terrastronave", quali sarebbero?
Esatta come le leggi della meccanica celeste che tracciano la rotta nel vuoto; Pulsante come il cuore vivo, caldo e vulnerabile dell'umanità a bordo.
Cosa salverei: L'accessibilità senza confini. Le piattaforme moderne hanno abbattuto i muri della vecchia industria discografica. La possibilità di far arrivare un brano ovunque nel mondo istantaneamente, permettendo a un'opera indipendente di trovare il proprio pubblico in autonomia, è una conquista democratica preziosissima.
Cosa cambierei: La tirannia del salto rapido (lo "skip"). L'algoritmo di oggi premia chi cattura l'attenzione nei primi 3 secondi, spingendo verso la standardizzazione e l'iper-stimolazione. Cambierei le metriche di successo: premieri il "tempo di immersione" e l'ascolto completo dell'opera, restituendo così agli artisti il tempo e il silenzio necessari per costruire architetture musicali complesse e far respirare la vera sensibilità emotiva.
I canali social sono inevitabilmente entrambe le cose.
Una distorsione, perché appiattiscono l'empatia e la complessità teatrale, trasformandole in "contenuti" da consumare in pochi secondi.
Una breccia, in quanto soono il varco più potente ed efficace per penetrare nel rumore di fondo quotidiano e raggiungere le persone.
La chiave per gestire questa dicotomia è usare i social come un ponte, non come una destinazione. Il frammento virtuale deve servire ad agganciare l'attenzione, ma il traguardo finale deve rimanere sempre il palcoscenico tangibile, dove la connessione reale può avvenire senza filtri.
Un concept album "Astrofisico": "Ode alla Forza di Gravità" o "Ballata del Buco Nerom che mi ha rubato le chiavi di casa".
Dopo aver suonato nei teatri e nelle piazze, la promozione di un disco simile richiederebbe location adeguate: planetari, osservatori astronomici o, budget permettendo, direttamente sulla Stazione Spaziale Internazionale.
Ovviamente scherzo, cercherò come sempre un equilibrio tra la poesia e la scienza, cercando di godermi il viaggio.
